Superbonus, la frenata nell’accesso al credito mette a rischio gli investimenti delle imprese
L’appello della CNA Picena: «Snellire la burocrazia per il bene delle aziende e del territorio»

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In un momento storico evidentemente condizionato dal caro energia e dalla carenza di carburante e materie prime, le improvvise e ingiustificate rigidità messe in campo dal sistema bancario e postale nell’ambito della normativa sull’acquisto del credito rischiano di rappresentare l’ennesimo ostacolo tra le imprese e l’agognato ritorno alla normalità anche in ambito professionale ed economico.

Nonostante il recente decreto varato dal Governo per sbloccare il mercato dei crediti legati ai bonus edilizi, i criteri e le procedure introdotti dagli istituti di credito risultano in netto contrasto con il principio di semplificazione che da sempre la CNA Picena invoca per favorire l’attività delle imprese nel pieno rispetto delle norme vigenti.

«Sono stati posti dei paletti piuttosto rigidi che finiscono inevitabilmente per penalizzare le imprese – spiega Emidio Bernardini, presidente CNA Costruzioni Ascoli Piceno -. Diversi nostri imprenditori si trovano in grande difficoltà per via dei pagamenti bloccati, una problematica generalizzata che accomuna il Superbonus con il bonus facciata».

«Purtroppo devo constatare che diversi istituti di credito stanno accusando dei notevoli rallentamenti nella gestione e contrattualizzazione delle pratiche, mentre altre banche preferiscono non acquisire nuove imprese anche a fronte di un portfolio lavori importante – conferma Mario Schiavi di Crivedil -. Personalmente sono molto preoccupato, in particolare per quanto riguarda la reperibilità delle materie prime».

Un incentivo di fondamentale importanza per le imprese attive nel settore dell’impiantistica e delle costruzioni, dunque, che porta con sé evidenti benefici anche dal punto di vista del recupero del patrimonio edilizio ma il cui raggio d’azione rischia di risultare fortemente condizionato dalle limitazioni imposte dagli istituti di credito, con il rischio di paralizzare un intero comparto con irrimediabili conseguenze per l’economia del territorio.

«Si tratta dell’ennesima problematica che sta colpendo duramente il tessuto imprenditoriale del Piceno – dichiara Arianna Trillini, presidente della CNA Picena – in un periodo storico in cui ci troviamo già a far fronte a una serie di criticità che minacciano la stabilità delle piccole e medie imprese, le stesse che rischiano di pagare il prezzo più alto di questo complesso iter burocratico. È necessario che gli intermediari finanziari riattivino quanto prima il mercato della cessione del credito, in modo da assicurare la dovuta continuità agli investimenti di aziende e cittadini».

Una battuta d’arresto sul percorso della ricostruzione e della ripresa economica che si presenta in concomitanza con il nuovo testo della legge delega sugli appalti pubblici, un fronte da cui arrivano finalmente buone notizie per le micro e piccole imprese.

In questo senso, il veto posto agli accorpamenti artificiosi dei lotti da parte delle stazioni appaltanti, l’obbligo di inserimento nei bandi di un regime obbligatorio di revisione dei prezzi e un’intensa attività di monitoraggio della riorganizzazione delle stazioni appaltanti rappresentano delle conquiste particolarmente significative anche nell’ottica di un maggiore coinvolgimento imprenditoriale nei grandi appalti.

«In questa fase è quantomai necessario snellire le procedure e mettere le nostre aziende nelle condizioni di lavorare al meglio delle loro possibilità – dichiara Francesco Balloni, direttore della CNA Picena -. Accogliamo con favore il nuovo testo sugli appalti, che offre anche alle piccole realtà imprenditoriali l’opportunità di accedere a determinate gare che finora erano precluse, ma ci aspettiamo una netta presa di posizione da parte delle istituzioni in materia di cessione del credito, in modo da non vanificare le occasioni rappresentate dai bonus edilizi».

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