Edifici a zero emissioni sì, ma con dati, tempi e strumenti adeguati

Neutralità carbonica degli edifici sì, ma con i giusti tempi e strumenti. E con un quadro normativo certo e stabile. Queste le nostre considerazioni in occasione dell’audizione che si è tenuta oggi in Senato, presso la Commissione Politiche della Ue. Oggetto: l’aggiornamento della direttiva europea che prevede misure in tema di prestazione energetica in edilizia.

Nel corso dell’audizione abbiamo ricordato come otto imprese su dieci che operano nel settore siano di piccole dimensioni, a conferma della necessità di inserire elementi di proporzionalità e gradualità. A partire dalle definizioni. Se infatti nelle precedenti disposizioni l’optimum verso cui doveva tendere il parco immobiliare era l’”edificio a emissioni quasi zero”, la direttiva oggetto dell’audizione ha innalzato lo standard, facendo riferimento all’”edificio a emissioni zero”. Obiettivi condivisibili, ma non conciliabili con il timing indicato dall’Europa. Il mercato, abbiamo fatto presente nel corso dell’audizione, si sta ancora adeguando alle precedenti disposizioni. Da qui la richiesta di prevedere termini meno perentori e consentire modalità di adeguamento più proporzionali e graduali. E con un quadro chiaro e supportato da dati. Senza informazioni relative agli immobili non è possibile prevedere obblighi e disposizioni vincolanti a carico delle imprese. Ecco allora che la raccolta delle informazioni diventa fondamentale. E a questo proposito, nel corso dell’audizione, abbiamo ribadito ancora una volta la necessità di prevedere l’adozione del ‘fascicolo del fabbricato’: un documento che preveda una ricostruzione della storia dell’edificio sia dal punto di vista strutturale che della dotazione impiantistica. Una mappatura fondamentale per avere una panoramica del patrimonio immobiliare esistente. L’obiettivo è garantire la sicurezza dei cittadini, anche con riferimento alle ispezioni periodiche degli impianti, previste solo per quelli con livello di potenza superiore ai 70 KW. Restano così facendo fuori proprio i piccoli impianti, cioè quelli più diffusi nelle abitazioni private e mediamente più vetusti. Il rischio, oltre che sulla sicurezza dell’impianto stesso, e uno scarso controllo sulla qualità dell’aria.  

Infine, abbiamo sottolineato la necessità di centralizzare la gestione delle banche dati, al momento frammentata, perché affidata alle amministrazioni regionali.

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