| CNA Picena di Ascoli e Fermo |
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Associazione provinciale di Fermo
| | SANDRO COLTRINARI RIELETTO PRESIDENTE PER ACCLAMAZIONE
La relazione del presidente della Cna di Fermo, Sandro Coltrinari, all'Assemblea Elettiva provinciale del 16 luglio 2009 La nuova presidenza della Cna di Fermo è composta da: Sandro Coltrinari, Ciucani Franco, Orazio Zanetti, Ilario Marcozzi, Tassi Giorgio; Cognigni Michele, Sebastiani Franco, Vallasciani Perlita, Santarelli Rosanna, Pezzoli Samuele, Pieroni Gaetano, Flamini Fabrizio, Gobbi Luigi, Lupi Marco, Capancioni Sandro, Guido Gennaro. Le recenti elezioni amministrative hanno sancito definitivamente la nascita di una provincia che esisteva già prima del 1860, che aveva una sua camera di commercio ed una identità territoriale; ora dopo 149 anni di unione alla provincia di Ascoli Piceno torna ad essere tra le protagoniste nella regione Marche. Prendendo spunto da questo evento, abbiamo voluto incentrare la nostra assemblea su un argomento forse un po' ostico ma che vede coinvolti tutti i cittadini e le imprese : il rapporto con la pubblica amministrazione. C’è chi dice che le Province rappresentano soltanto uno spreco di soldi pubblici ( 16,5 miliardi di euro ogni anno) e le vorrebbe abolire, c’è chi sostiene invece che le Province sono assolutamente utili perché costituiscono, tra le altre cose, l’identità socioeconomica e culturale del territorio, oltre ad essere l'unico ente di coordinamento e controllo dell'attività dei comuni. Questa sera non vogliamo affrontare la discussione sulla necessità o meno di abolire le province, ma ci soffermiamo su un argomento che sta a cuore a tutti noi: la necessità di avere una pubblica amministrazione che sia al passo con i tempi, moderna, innovativa e capace di garantire ai cittadini ed alle imprese, servizi efficienti in tempi ragionevoli. Questa è la modalità che vorremmo per la nuova provincia di Fermo. In questi ultimi anni ( e non proprio solo negli ultimi) ai convegni e nelle sedi istituzionali si è molto parlato di questi temi e di concetti e parole chiave collegate, come delegificazione, deregolazione, sburocratizzazione, federalismo fiscale e politico, autonomia, decentramento,sussidiarietà, nuovi modelli organizzativi per gli enti locali e regionali, poteri e ruoli della dirigenza pubblica, valutazione dei dirigenti, snellimento delle procedure, ecc..
Ma i cambiamenti sono lenti e la macchina amministrativa si muove a fatica.
 Oggi, con la particolare attenzione che il ministro Brunetta rivolge alla PA ,si evidenzia un tema che è una costante, sempre al centro dei diversi dibattiti, ed è proprio il tema dell’efficienza e managerialità nella pubblica amministrazione che va affrontato secondo me senza generalizzazioni e con meno “forconi” ma con moltissima concretezza perché determinante per lo sviluppo economico L'Europa ci chiede di diminuire il peso della burocrazia che grava sulle imprese, circa 4,1 miliardi di euro. E’ sicuramente un compito difficile ma è imprescindibile, le imprese italiane hanno un costo mensile di circa 1000 euro in più rispetto al resto d'Europa a causa degli adempimenti burocratici non sempre utili. Spesso, quando si parla di efficienza e competenza manageriale nella pubblica amministrazione si tenta di adattare modelli e soluzioni che hanno efficacia in un ambito aziendale, immaginando che il sistema pubblico possa o debba assumere le stesse caratteristiche. Ma gli obiettivi di un’azienda non sono gli stessi dell’ente pubblico che punta alla soddisfazione dei bisogni dei cittadini, mediando fra interessi spesso contrastanti, cosa che crea non poche difficoltà soprattutto per il forte legame con il mondo politico ed i suoi legittimi interessi di partito. Pensiamo ad un ente regionale: deve governare politiche complesse e molto differenti fra loro, da quelle dello sviluppo produttivo, a quelle dell’innovazione, alla promozione del territorio, alla tutela e difesa del territorio, ai servizi alle persone, alle politiche formative, e così via. Tutti sono clienti di una pubblica amministrazione: dai cittadini che vivono sul territorio, a coloro che vi transitano per turismo o lavoro, ai giovani, alle fasce deboli, alle imprese esistenti e a quelle che vi si vogliono insediare, agli enti locali, alle associazioni, alle agenzie di erogazione di pubblici servizi. Per gestire la cosa pubblica sono necessarie apposite leggi, atti amministrativi complessi,che non possono comunque essere omessi in nome del decisionismo, ma è certo che spesso nella pubblica amministrazione a causa della mancanza di velocità quando si arriva ad una soluzione, potrebbe esserne necessaria un'altra!  Inoltre non va dimenticato che per molti anni (in alcune regioni ancora oggi) l'impiego pubblico è stato utilizzato, volendo essere teneri, come ammortizzatore sociale con assunzioni eccessive e non sempre rispettose del merito. Tutto ciò rende l’amministrazione pubblica difficile da riformare e la capacità di risposta al cambiamento estremamente lenta. Ma anche sul versante dell’impresa bisogna tenere conto che lo stesso concetto di efficienza da solo non basta più, occorre duttilità, capacità di adattamento, predisposizione al cambiamento, in una parola occorre FLESSIBILITA'. Questo è un tema centrale non più solo per le aziende della cosiddetta new economy – già dalla nascita flessibili, con strutture orientate al cambiamento veloce – ma anche per quelle tradizionali che vogliono sopravvivere in un contesto competitivo sempre più vasto e turbolento. La velocità del cambiamento imposta dall’incessante innovazione richiesta dai mercati, obbliga le imprese ad adottare processi di “trial and error” che richiedono una grande agilità organizzativa. Non a caso le PMI si sono dimostrate più idonee a fronteggiare il mercato a patto che siano davvero innovative sul piano strategico, organizzativo, produttivo e tecnologico Oggi si parla molto di flessibilità del lavoro, ma è soltanto uno degli aspetti di efficientamento di sistemi produttivi e di crescita della competitività di un’azienda, così come nella PA le soluzioni più estreme , della privatizzazione o della societarizzazione (vedi le minicipalizzate) di pubblici servizi, create proprio per risolvere le esigenze di flessibilità e maggiore autonomia, non sono fin qui servite per dare una risposta efficace al problema. Il problema è insito, quindi, proprio nella velocità di risposta e nelle resistenze che spesso i cambiamenti incontrano. Resistenze politiche, sindacali, legate al mantenimento di ruoli e poteri, ma soprattutto resistenze “culturali”. E allora si può continuare a parlare di efficienza e managerialità, ma da un altro punto di vista: nella pubblica amministrazione sono, infatti, necessarie nuove logiche e nuovi modelli di comportamento legati all’efficienza e alla managerialità, sia a livello politico sia a livello dirigenziale. Sarebbe, pertanto, più opportuno spostare il focus del discorso: da efficienza e managerialità a efficienza e responsabilità manageriali, per implementare una nuova “cultura manageriale”, una nuova forma mentis nella classe politica e dirigenziale. E’ cambiato il ruolo e sono cambiati i compiti, oltre che i poteri delle pubbliche amministrazioni. Gli enti locali, la Provincia e la Regione, in particolare, si stanno trasformando sempre più in luoghi di “programmazione” di risorse per la gestione e l’implementazione delle politiche pubbliche. In tal senso efficienza, competenza, e responsabilità manageriale potrebbero essere intese come logiche di formulazione della “mission” che l’ente deve perseguire e in coerenti logiche di formulazione di strategie di sviluppo e promozione locale, del territorio, dei servizi alle persone, dello sviluppo produttivo, dell’innovazione scientifica ecc.. Per qualunque attività, nell'impresa come nel pubblico impiego, assegnare compiti e funzioni e relative responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi è un elemento che fa la differenza, sia per la valutazione dei risultati che per la soddisfazione di chi presta il proprio lavoro Occorre però che il livello politico si trasformi “ da gestore operativo dei programmi” a “ decisore e controllore” assegnando obiettivi e responsabilità e verificando, questo sì con modalità privatistica”il livello di soddisfazione dell'utente finale. E’ sempre attuale, in tal senso, il dibattito sulla separazione dei poteri e dei ruoli tra livello politico e livello dirigenziale, e sempre più spesso la si paragona alla distinzione tra proprietà e management in ambito aziendale L’efficienza in questo caso è una scelta “politica” ne' di destra ne' di sinistra ,che deve essere seguita direttamente dal livello politico, con una comunione di intenti con il livello dirigenziale. La distinzione ci deve essere tra i ruoli ed ha i suoi vantaggi principalmente nella possibilità di assegnare chiare responsabilità alla dirigenza e ricorrere a sistemi di controllo e di incentivo basati sulla meritocrazia. I moderni sistemi di valutazione e incentivazione della dirigenza pubblica possono non bastare da soli, a risolvere il problema del controllo e dell’operato dei dirigenti, anche se è da sottolineare che passi in avanti sono stati fatti nelle modifiche del ruolo della dirigenza pubblica, nel tentativo di ancorare i contratti dirigenziali a forme privatistiche, nella coincidenza temporale tra mandato politico e mandato dirigenziale, ecc.. Il livello politico deve mettere in condizione l’apparato dirigenziale di raggiungere l’efficienza richiesta anche adottando un nuovo modello di semplificazione amministrativa che porti alla riduzione dei tempi medi dei procedimenti amministrativi, alla reingegnerizzazione attraverso l’uso delle tecnologie e l’interconnessione delle banche dati esistenti. Oggi semplificazione è parola entrata nel linguaggio corrente, è data per presupposto nei dibattiti sul rilancio della competitività e per le riforme, costituisce l’obiettivo minimo per poterci confrontare con i nostri partners europei. Dal 1860 ad oggi le leggi vigenti emanate sono 21991 e le leggi da abrogare sono circa 5000 Di una cosa, però, occorre essere consapevoli: per raggiungere e soprattutto per mantenere i risultati occorrono continuità e verifica costante dell’attuazione in concreto delle singole misure di semplificazione, altrimenti si corre il rischio non solo di non progredire, ma di regredire. La Cna insieme alle altre organizzazioni di categoria già nel 2002 aveva fornito il proprio contributo al processo di ammodernamento della pubblica amministrazione firmando un protocollo d’intesa con il dipartimento delle funzione pubblica nell’intento di ridurre il costo e migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione nonché di incrementare la qualità dei servizi resi, coerentemente con i principi della sussidiarietà orizzontale e verticale. Quel protocollo d’intesa prevedeva anche la valorizzazione di progetti pilota nell’ambito dei seguenti settori di attività:Sportello delle attività produttive, Servizi della PA alle imprese, Servizi delle Imprese alla P.A, sviluppo e scambio di conoscenza nella PA, politiche di sviluppo. Purtroppo gran parte di quel progetto è rimasto sulla carta a causa dell’avvicendarsi dei governi e come spesso accade si ricomincia tutto daccapo, con il risultato che progetti come “l'impresa in un giorno” ha impiegato due anni a trovare le regole per partire, e che gli sportelli unici non funzionano ancora bene, ma ci auguriamo che i contenuti del protocollo possano essere riconsiderati al più presto da questo esecutivo perchè come ha detto in una intervista il nostro segretario nazionale Sergio Silvestrini, uscire dalla crisi e' possibile solo se si mette in discussione il vecchio stato di cose e la CNA e' pronta a fare la sua parte, a rimboccarsi le maniche e a partecipare attivamente, come ha fatto finora, nella consapevolezza che per la prima volta è l'intero sistema europeo che deve riflettere se vuole continuare a essere protagonista così come è stato negli ultimi duecento anni. Un piccolo accenno sul sistema bancario vorrei farlo perchè esso è parte integrante e determinante dello sviluppo economico. | | | Cna: l’artigianato e le stanze dei bottoni Inviate le proposte dell’Associazione ai candidati per la Provincia di Fermo alle elezioni amministrative del 2009
La Cna ha inviato ai candidati alla presidenza provinciale di Fermo di tutti gli schieramenti alcune proposte che ritiene essere imprescindibili per il rilancio dell'economia locale, soprattutto alla luce della grave crisi finanziaria che sta spingendo anche il nostro territorio in un contesto di recessione economica. “Gli amministratori provinciali – afferma Sandro Coltrinari, presidente della Cna di Fermo e vice presidente della Camera di Commercio - debbono sentire tutto il peso e la responsabilità cui sono chiamati come soggetti che governeranno un ente che ha il compito di coordinamento e controllo di un territorio così ricco di piccoli comuni che sempre più spesso si trovano a dover fare fronte a magri bilanci e dunque a fare economie di scala che sono possibili solo se la Provincia si farà promotrice di proposte valide e condivise. Penso fra le prime cose l’innovazione e la possibilità di far circolare più velocemente idee e lavoro, sia fisicamente con un collegamento accettabile mare-monti, sia immaterialmente con l’accesso alla banda larga per tutti i comuni del nostro territorio”. Secondo la Cna di Fermo è prioritario rilanciare le politiche di incentivazione per la creazione d'impresa per dare modo ai giovani di sperimentarsi in prima persona e per mantenere alto quel primato che ha visto la nostra provincia essere annoverata fra le più artigiane d'Italia. Snellire la burocrazia che pesa sulle aziende come una ulteriore tassazione, e soprattutto velocizzare i tempi di pagamento, non dimentichiamo che oltre alla carenza di commesse uno dei motivi di grave impasse per le aziende è la mancanza di liquidità dovuta ai ritardi di pagamento che si somma alla stretta creditizia avviata ormai dallo scorso anno da molti istituti di credito. Dare operatività alle opere pubbliche cantierabili attivando tutte le procedure che possono favorire il coinvolgimento delle imprese locali agli appalti e non dover sottostare a subappalti che rendono inutile il lavoro svolto in quanto non remunerativo. Dare maggiore impulso all'utilizzo negli immobili pubblici e privati dell'energia proveniente da fonti rinnovabili e costruire secondo i canoni del risparmio energetico per diverse ragioni, in primo luogo perché questi interventi sono a misura delle pmi del territorio provinciale e in secondo luogo per essere di esempio concreto e visibile per tutti i cittadini al fine di sviluppare ulteriormente quella cultura della salvaguardia dell'ambiente che si traduce poi in effettivo risparmio economico per il singolo cittadino. Potenziare la vocazione turistica favorendo progetti multisettoriali e sovracomunali e soprattutto insistere sulla formazione, specifica competenza provinciale, per fare in modo che la cultura dell'accoglienza si sviluppi maggiormente e divenga patrimonio comune. Inoltre la Cna darà indicazione ai propri iscritti di individuare nelle liste i candidati artigiani per essere certi che la cultura della piccola impresa e dell'artigianato non resti pura propaganda elettorale ma entri a pieno titolo negli uffici amministrativi.
| | | RELAZIONE DEL PRESIDENTE SANDRO COLTRINARI SULL'ATTIVITA' DEL 2008 Ristagno della domanda interna, apprezzamento dell’Euro, frenata dell’export. La crisi finanziaria internazionale che ha investito ormai anche il nostro Paese, si sovrappone alle difficoltà derivanti dal rallentamento del ciclo produttivo, “L’effetto ricchezza” e “l’effetto fiducia” hanno ulteriormente peggiorato le performaces dell’economia italiana che è scivolata nella recessione. I numeri relativi a produzione industriale, ordini, consumi, cassa integrazione, termini di pagamento, disegnano i contorni di una crescente difficoltà i cui confini, la cui durata e la cui profondità sono ancora oggi difficilmente prevedibili. La Cna ha da tempo evidenziato al Governo le 5 direttrici per tentare di arginare le pesanti ripercussioni soprattutto nel settore dell’artigianato e delle Pmi.
1. Credito - facilitare l’accesso al credito per le pmi attraverso il rafforzamento degli strumenti di garanzia pubblica e dei confidi; 2. Fisco - ridurre la necessità di ricorrere al credito bancario a breve attraverso: la compensazione dei crediti certi ed esigibili vantati nei confronti della pubblica amministrazione, il versamento dell’IVA dopo l’effettiva riscossione del corrispettivo, la revisione degli studi di settore, la diminuzione degli acconti di imposta, la detraibilità dell’IRAP, l’immediata revisione delle tariffe dei premi assicurativi INAIL; 3. Lavoro - potenziare il sistema di ammortizzatori sociali al fine di attenuare le forti tensioni che interessano le imprese ed i lavoratori. Incrementare le risorse destinate a fronteggiare la situazione straordinaria, ponendo al contempo le basi per una riforma complessiva del sistema di tutele; 4. Spesa pubblica - rilanciare gli investimenti pubblici e privati per migliorare il sistema delle infrastrutture, privilegiando in primis le piccole opere, di immediata cantierabilità e in grado di impegnare direttamente le piccole imprese; 5. Famiglie - proteggere il potere d’acquisto e sostenere i consumi privati.
Il Governo con il decreto 185 (pacchetto anticrisi) ha parzialmente risposto alle nostre richieste ma la situazione resta molto preoccupante infatti la decretazione d’urgenza necessita per essere pienamente operativa di conversione in legge, di autorizzazione europea, di decreti attuativi. Le imprese hanno bisogno invece di risposte immediate.
Nella nostra provincia gli ormai noti problemi strutturali e infrastrutturali necessitano anche di una forte risposta che venga dal basso, dalle istituzioni ma anche dalle organizzazioni di categoria e dalle imprese stesse.
Oltre tremila artigiani si affidano quotidianamente alla nostra associazione e nell’ultimo anno quasi mille imprenditori hanno deciso di unirsi a noi determinando uno dei più consistenti incrementi di associati del sistema Cna italiano. Il primo problema da affrontare è certamente quello del credito e la Cna con Fidimpresa Marche, unico confidi regionale, lo sta affrontando potenziando la garanzia e anche mediante l’esecuzione della Pratica condivisa con i maggiori istituti di credito per un migliore e più rapido accesso ai finanziamenti.
Siamo inoltre presenti su tutti i tavoli istituzionali per proporre e per pungolare, dove è necessario, le istituzioni al fine di rilanciare l’economia territoriale. Per rendere maggiormente efficaci le proposte abbiamo favorito e sottoscritto accordi con tutte le organizzazioni di categoria e le forze sociali.
La formazione ci vede impegnati sul fronte-scuola per promuovere la cultura d’impresa e diffondere fra i giovani l’interesse per il lavoro artigianale, così come siamo impegnati sul fronte della formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla formazione continua, come ad esempio i corsi Ecm per i crediti formativi.
Inoltre forniamo servizi sulla gestione dei rifiuti e consulenza per fronteggiare le lungaggini burocratiche e districarsi nel mare magnum delle normative che regolano il nostro comparto. Con il Caf abbiamo garantito servizi fiscali e il 2008 è stato un anno di numeri da record.
Ma non abbiamo dimenticato che la nostra è anche una missione sindacale e di rappresentanza: abbiamo istituito nuove unioni e altre se ne aggiungeranno il prossimo anno, con particolare attenzione alle produzioni che più caratterizzano il nostro territorio e dando anche un forte impulso alla rappresentanza per l’imprenditoria femminile, segmento molto vivace nell’economia.
E’ con orgoglio che devo sottolineare come la Cna si sia impegnata nel settore immigrazione dedicando specifiche risorse per rispondere concretamente alle esigenze di assunzione da parte degli imprenditori, compreso il rinnovo dei permessi di soggiorno e, più in generale, per rispondere a un fenomeno che è in costante crescita e va seguito adeguatamente. La Cna Nazionale collabora con la Caritas alla stesura del dossier sull’immigrazione presentato il mese scorso in questa stessa sala.
L’artigianato è stato, è e sarà la grande forza della nostra economia e noi vogliamo ogni anno celebrare l’orgoglio di appartenere a questa categoria premiando alla Festa dell’Artigiano, il 19 marzo, i soci più anziani ma anche i più giovani come segno di fiducia e speranza nel futuro.
Sono molte le iniziative che facciamo sistematicamente per le varie categorie, in particolare nei settori della Calzatura (a cominciare dal Micam di MIlano) Artistico e dell’Alimentare.
Le Marche possono vantare il primato di una longevità cui bisogna dare risposte adeguate ed è per questo che abbiamo potenziato con nuove assunzioni il Patronato Epasa che nel 2008 ha incrementato di oltre il 50 per cento il volume delle prestazioni sociali e Cna Pensionati ha fatto registrare nel medesimo anno un incremento del 4 per cento degli iscritti.
Ma artigianato è anche utilizzo delle nuove tecnologie e noi per primi abbiamo voluto dare ai nostri associati la possibilità di avvalersi di uno strumento agile e innovativo come il sito Internet per essere costantemente in contatto con l’organizzazione, ricevere informazioni e in cui è possibile esporre, nella Vetrina delle Eccellenze, i capolavori dei maestri artigiani. Ma a partire dal prossimo anno, proprio per fronteggiare la crisi, apriremo una nuova finestra web per far coincidere domanda e offerta di lavoro.
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| | RIVEDERE GLI STUDI DI SETTORE L’intervento di Coltrinari, presidente della Cna di Fermo e vice presidente della Camera di Commercio sul Studi di Settore e liquidità delle imprese
Sono molto discussi e spesso odiati perché vissuti dagli artigiani non come uno strumento di indagine ma come un elemento coercitivo rispetto al calcolo delle imposte da pagare. Un approccio estremamente conflittuale, quello con gli Studi di Settore, determinato soprattutto dal fatto che ne è stato fatto un utilizzo a volte improprio anche da parte degli organismi ispettivi. E’ importante ricordare invece che gli studi di settore sono un indicatore molto utile al fine di stabilire se, rispetto al cluster di appartenenza, l’azienda è più o meno in linea con i parametri. Ma l’attuale crisi rende poco credibili i parametri stessi e questo rende ancora più urgente e indispensabile una revisione globale degli Studi di Settore: a tal fine sono stati allertati gli Osservatori regionali che dovranno raccogliere i dati inviati dai commercialisti su appositi moduli che si possono scaricare dal sito della “Sose”. La Cna, dal canto suo, esorta gli imprenditori a inviare i propri dati tramite i propri commercialisti, in quanto più saranno gli elementi di valutazione e più sarà facile che le stime vengano riviste al ribasso. Sandro Coltrinari, presidente della Cna di Fermo e vice presidente della Camera di Commercio lancia l’allarme: “Il vero problema sarà il pagamento delle imposte essendo ormai chiaro che le imprese soffrono, per la mancanza di liquidità, anche riguardo alla gestione ordinaria: per il pagamento dei fornitori, tanto per fare un esempio. Come Associazione di categoria non ci stancheremo di rinnovare un accorato appello alle banche affinché non continuino con l’atteggiamento di chiusura, fin qui tenuto, rispetto alle concessioni del fido alle Pmi. Fattore, questo, che determina ulteriori e gravissime difficoltà che possono degenerare fino a diventare irreversibili”. “Danni irreversibili in quanto – conclude il Presidente Coltrinari - a questa chiusura si sommano gli effetti negativi dell’ormai sempre più frequente ritardo dei pagamenti da parte dei committenti. Regola alla quale ormai non sfugge neppure il settore pubblico dal quale, invece, sarebbe logico aspettarsi un atteggiamento più sensibile alle esigenze di liquidità delle imprese”. |
| | CNA, INNOVAZIONE, TRADIZIONE E QUALITA’, LE RISORSE NON DELOCALIZZABILI GUIDERANNO LA RISCOSSA DEL MANIFATTURIERO: L'ANALISI DI SANDRO COLTRINARI, PRESIDENTE DELLA CNA DI FERMO E VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO |
La riscossa del manifatturiero passa attraverso la crescita delle piccole e medie imprese artigiane che realizzano “qualità” e “unicità”, ovvero prodotti non replicabili in serie. In un momento di grande preoccupazione per l’economia mondiale la “missione” che Cna di Fermo sta cercando di portare a compimento è proprio quella di accompagnare gli imprenditori, con le loro grandi eccellenze individuali, lungo la strada che dal “saper fare” porti anche al “saper fare sistema”. “Uno degli ultimi studi sul nostro Distretto produttivo elaborato da Tecnomarche – spiega Sandro Coltrinari, presidente della Cna e neo vice presidente della Camera di Commercio – ci dice che il nuovo modello di manufacturing dovrà essere un sistema integrato che includa l’intero ciclo di creazione, produzione e distribuzione. Ebbene, come Cna siamo reduci dal Micam di Milano e possiamo dire che in questa circostanza abbiamo potuto misurare sul campo cosa significhi tale nuovo approccio e quanto paghi in termini di gradimento dei clienti e quindi in commesse”. La qualità artigiana premia, dunque, e ridisegna anche nuovi modelli di sviluppo finalmente non costretti, appiattiti e schiacciati fra due grandi forze motrici che sembravano fino ad ora dover condizionare l’economia di tutto il mondo: da un lato l’altissima tecnologia patrimonio di poche imprese e rivolta a una nicchia di mercato, dall’altro il “basso costo” che si poteva ottenere solo delocalizzando, a patto di snaturare le produzioni. “Se i compratori esteri, russi in particolare – prosegue il presidente Coltrinari - hanno apprezzato e gratificato gli espositori che la Cna ha portato al Micam di Milano, vuol dire che una terza via esiste. Una via fatta di eccellenza e tradizione rafforzata da una nuova capacità di marketing che, questo sì, piccole e piccolissime imprese possono agganciare solo se riescono presentarsi unite nell’assalto ai mercati”. “La Cna di Fermo – conclude Coltrinari – lavora da anni a questa crescita che non può prescindere dall’acquisizione di nuove tecnologie e anche di una nuova mentalità imprenditoriale. Ora dobbiamo fare in modo che anche la neonata Camera di Commercio diventi un potente alleato delle nostre imprese in questa crescita: abbiamo gettato le basi e l’opera, tanto gravosa quanto gratificante, è cominciata”.
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